lunedì 3 agosto 2009

UNIL


"Dans les sciences, le chemin est plus important que le but"
Erwin Chargaff

"Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l'arrivare "
Tiziano Terzani

domenica 2 agosto 2009

La filosofia


http://squilibri2.wordpress.com/2006/07/19/una-cosa -pensierosa/

Gestalt:


Apprendere significa che qualcosa è possibile


Fritz Perls

giovedì 30 luglio 2009

E' tutta esperienza

Questa mattina ho incontrato un uomo che chiedeva l'elemosina fuori dalle Poste: mi ha detto che gli serviva una medicina per uno dei due bambini della foto, gli ho chiesto di andare in farmacia assieme a comprarla, mi ha risposto che la ricetta era nella farmacia di Chivasso, sarebbe andato li' alle 11.20 per prenderla (erano quasi le 11 ed eravamo ad Ivrea...). . Mi sono offerta di aiutarlo nella ricerca di un lavoro [perché non sono così solerte con me stessa ?]. In Comune, ufficio stranieri, ci hanno dato alcune dritte ed ci han detto che dall'8 agosto se si dichiara di esser clandestini sono obbligati a comunicarlo a chi di dovere per il reimpatrio. All'informalavoro ci han detto che serve l'iscrizione all'ufficio del lavoro, per la quale serve il permesso di soggiorno, che non si ottiene senza lavoro (all'incirca). Alla fine la cosa più opportuna in questi casi è rivolgersi alla Caritas oppure al parroco. Causa orario uffici rimandiamo il prosieguo al dopo pranzo. Gli offro un panino ed una bottiglia d'acqua, sceglie il panino più grande e rifiuta categoricamente l'acqua, prende una coca. A casa, con qualche telefonata scopro che don Arnaldo sarà al centro tossicodipendenti alle 14, ma solo per poco tempo. Parto di corsa ed accompagno il ragazzo rumeno; durante il tragitto dalla posta al Duomo saluta qualche prete, dunque ha già degli agganci (è in Italia da 5 mesi). Continua a chiedermi se il prete ha un lavoro da dargli, al che deduco che non mi ha ascoltata o capita bene. Poi mi chiede anche se sono sposata, se ho figli, perché ecc. Continua ad insistere per la medicina, poi dice nella agenzie interinali gli han promesso un lavoro dopo il 10 agosto, che adesso sono chiuse (non e' vero, sono tutte aperte), chiede come farà a sopravvivere per questo tempo (come ha fatto da quando è qui per esempio...?), insomma, travaj scapa che mi rivo...... Arriviamo a destinazione, gli spiego cosa deve fare e me ne vo.
Al castello chiedo alle mie due colleghe rumene cosa ne pensano: una mi risponde che chi vuole il lavoro lo trova, l'altra mi consiglia di scappare da quella gentaglia: era scuro di pelle, uno zingaro, il Romania hanno case che noi neanche immaginiamo. La sera una delle due racconta il fatto alle figlie e si fanno delle grosse risate ! Bene, almeno mi sono tolta il dubbio, bella esperienza comunque, inoltre per tutto il tempo non ho pensato ad altri affanni dell'anima. Commento finale: divertente !

Cosa mi sfugge ?

Lui direttore d'orchestra e presidente di una nota associazione culturale, lei pianista, quasi 20 anni di differenza, abissale diversità d'aspetto fisico. Perché ? Ma lei come fa ?
Questo lavoro mi sta facendo male ??

mercoledì 29 luglio 2009

Orhan Pamuk

È stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: "nel ricercare l'anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture".
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« Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull'altra riva, l'Asia. Stare vicino all'acqua, guardando la riva di fronte, l'altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, ed era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere »
(O.Pamuk, Istanbul, 2003)
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Il signor Cevdet e i suoi figli
Roccalba, (Il castello bianco)
La casa del silenzio
Il libro nero
La nuova vita
Gli altri colori
Il mio nome è rosso
Neve
Istanbul
Il castello bianco
Le voci di Istanbul
Istanbul. Le memorie e la città
La valigia di mio padre
Sceneggiatura per il film Gizli Yuz (Il volto segreto), basato su Kara Kitap e diretto dal regista turco Ömer Kavur
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-Orhan Pamuk (Istanbul, 7 giugno 1952) Nel 1982 sposa Aylin Turegen. La coppia divorzierà nel 2001 dopo aver dato alla luce una figlia di nome Rüya, born in 1991, whose name means "dream" in Turkish.
-And though he has lived alone since his marriage to the historian Aylin Turegen ended in 2001, he says his ex-wife and teenage daughter Ruya "remain my best friends".
- I thought I would write Memories and the City in six months, but it took me one year to complete. And I was working twelve hours a day, just reading and working. My life, because of so many things, was in a crisis; I don’t want to go into those details: divorce, father dying, professional problems, problems with this, problems with that, everything was bad. I thought if I were to be weak I would have a depression. But every day I would wake up and have a cold shower and sit down and remember and write, always paying attention to the beauty of the book. Honestly, I may have hurt my mother, my family. My father was dead, but my mother is still alive. But I can’t care about that; I must care about the beauty of the book
- What literature needs most to tell and investigate today are humanity's basic fears: the fear of being left outside, and the fear of counting for nothing, and the feelings of worthlessness that come with such fears; the collective humiliations, vulnerabilities, slights, grievances, sensitivities, and imagined insults, and the nationalist boasts and inflations that are their next of kin ... Whenever I am confronted by such sentiments, and by the irrational, overstated language in which they are usually expressed, I know they touch on a darkness inside me. We have often witnessed peoples, societies and nations outside the Western world–and I can identify with them easily–succumbing to fears that sometimes lead them to commit stupidities, all because of their fears of humiliation and their sensitivities. I also know that in the West–a world with which I can identify with the same ease–nations and peoples taking an excessive pride in their wealth, and in their having brought us the Renaissance, the Enlightenment, and Modernism, have, from time to time, succumbed to a self-satisfaction that is almost as stupid.


(PS. c'e' un gatto bianco nella foto !)

martedì 28 luglio 2009

Nell'abbraccio del tango


"Quante volte ti devo dire di non ballare con certe persone ! Tu devi capire a chi mi riferisco...". Ovviamente io non potevo capire a chi si riferisse e ho risposto: "Io ballo solo e unicamente con chi mi piace ballare, non chiedo permesso né autorizzazione a nessuno, né tantomeno certificati di bravi ballerini. Questa sono io, se vuoi continuare a ballare con me sei il benvenuto, altrimenti... pazienza, in futuro volgerò lo suardo altrove". Da allora abbiamo continuato a ballare e prima di dirmi qualche altra "stupidata" ci pensa due volte.
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"Amante è ciò che ci appassiona. Ciò che occupa il nostro pensiero prima di dormire ed è anche quello che talvolta non ci lascia dormire.Il nostro amante è ciò che ci rende distratti rispetto all'ambiente, ciò che ci dice che la vita ha motivazione e senso.
A volte il nostro amante lo troviamo nel partner, a volte in qualcuno che non appartiene alla nostra relazione di coppia. Possiamo anche trovarlo nella ricerca scientifica, nella letteratura, nella musica, nella politica, nello sport, nel lavoro quando questo è una vocazione, nella necessità di trascendere spiritualmente, nell'amicizia, nel buon cibo, nello studio, nell'ossessivo piacere di un hobby."
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sabato 25 luglio 2009

Canis lupus e poesia

"Vorrei essere una pecora..." dice Piccolo Lupo. Ma subito gli altri lupi scoppiano a ridere. Allora Piccolo Lupo si azzittisce "In ogni caso, sono troppo stupidi per capire!" dice tra sé e sé. Piccolo Lupo sogna di uscire dal bosco e raggiungere il cielo. Ma per volare ci vogliono le ali e i lupi non ce le hanno. Piccolo Lupo, però, ha guardato a lungo le pecore: anche loro non hanno le ali eppure, a volte, le vediamo in cielo.

Donne che corrono coi lupi

Ho amato molto questo libro.Forse perché l'ho letto in un momento particolare della mia vita… forse perché amo tutto ciò che è fiabesco… forse perché è davvero un gran bel libro. Ma io ne ho amato ogni singola parola, ogni virgola, ogni espressione.Ed ho amato, Lei, Clarissa Pinkola Estès, l'autrice.Mi è quasi sembrato di vederla scrivere, di udirne il respiro mentre redigeva le bozze di questo bellissimo, coinvolgente saggio, cercando di insegnare a noi donne il modo in cui svegliare la donna selvaggia.
Perché "Donne che corrono coi lupi"?Perché la lupa è un animale non addomesticato, selvaggio, robusto,con un forte istinto materno.La lupa fiuta, sente, cammina con passo leggero nella foresta, difende i cuccioli della sua specie, vive nel branco con i suoi simili , si accoppia scegliendo un compagno che resterà al suo fianco, spesso, per tutta la vita.
Una metafora illuminante per tutte le donne.
Solo che i lupi vivono ancora allo stato selvaggio mentre le donne, condizionate dal contesto socio culturale in cui si trovano, hanno dimenticato e spesso sopito la parte istintuale dentro di sé smettendo di ascoltarla e di farsi guidare da essa.Spesso sono addormentate forze ed energie potentissime che ogni donna scoprirebbe di avere se solo svegliasse dal torpore la donna selvaggia."Donna selvaggia", allora, non significa "inselvatichita", "primitiva"… la donna selvaggia è la donna che vive all'interno della sua psiche una vita naturale, mantenendo la sua integrità innata.
"Con la donna selvaggia come alleata, guida, modello, maestra, noi vediamo non con due occhi, ma con gli occhi dell'intuito… Quando facciamo valere l'intuito, siamo come una notte stellata: fissiamo il mondo con migliaia di occhi"
Definire Clarissa pinkola Estes analista di scuola junghiana è riduttivo. Infatti è stata, anche, direttrice del C.G.Jung Center di Denver ed ha conseguito il dottorato in etnologia e in psicologia clinica.Di origine ispano-messicana, è stata adottata da una famiglia ungherese.Nel corso della sua vita non si è fermata allo studio teorico ma è andata in giro per il mondo, nei posti più remoti e presso i popoli più strani, raccogliendo testimonianze su fiabe, leggende e miti.Di questi ha colto affinità e differenze, riscontrando, in tutti, un tratto comune che va ben oltre la scontata "morale della favola".In esse vi è la ricerca e la scoperta del femminino, dell'archetipo femminile, della donna selvaggia.
Nelle storie l'autrice ci vede una sorta di allegoria in cui riconoscersi e trovare i rimedi "per reintegrare o reclamare una pulsione psichica perduta".Nelle storie, rilette in chiave psicanalitica, troviamo una antica saggezza, spesso tramandata oralmente di generazione in generazione, in cui vengono rappresentate situazioni-tipo nelle quali la donna si trova ad affrontare sentimenti, emozioni, crisi, rotture,transizioni psichiche.Nelle storie vi è la voce ancestrale delle antenate che cercano di illuminarci e guidarci nel fitto della foresta.Ecco, allora, che l'autrice è ben più di un'analista.Ben più di un'etnologa.E' una "cantadora", una cantastorie. E se è vero che "le storie sono un balsamo" , la Estés è la Donna che ha trovato in sé le radici del femminino più puro, è la Donna che ha imparato ad ululare e che ci invita a fare altrettanto per farci riconoscere dal branco.
Le storie, dice la Pinkola-Estès , sono un DONO della Donna selvaggia ed "hanno un tale potere: non ci chiedono di fare, essere, agire. Basta ascoltare"E noi "siamo in grado, col tempo, di trovare il mito o la fiaba-guida che contiene tutte le istruzioni di cui una donna ha bisogno per il suo sviluppo psichico"
Il saggio rappresenta un percorso che va dall'iniziazione a tutte le fasi della vita psichica al femminile: il recupero dell'intuito, l'amore, l'istinto di conservazione, la vita creativa, la collera e il perdono.Leggere questo saggio ci fa capire che forse è il momento di fermarsi e stare ad ascoltare la voce che abbiamo dentro :"Quando la vita della donna è in stasi, è nel tedio, allora è tempo per la Donna Selvaggia di emergere"
Molte fiabe sono già note, altre meno e vanno dai miti e leggende dei nativi americani, alle fiabe europee e russe, alle fiabe asiatiche. E' stupefacente come, a distanze fantascientifiche tra culture,territori, razze e religioni, nelle storie riemerga sempre la voce della donna selvaggia.
Tra le tante ne citerò solo alcune per non rovinare il gusto della lettura:
BARBABLU', ovvero il predatore naturale della psiche.Barbablù, o l'Uomo Nero… abita nella psiche di tutte le donne. Sono le fobìe, le paure innate che portano alla reclusione. Per tenerlo sotto controllo la donna ha bisogno prima di tutto di individuarlo e guardare anche le cose che di cui ha paura (la scoperta della camera con gli scheletri delle spose uccise da Barbablù).Solo mantenendo viva la capacità di introspezione, l'intuito, la resistenza, la donna potrà controllarlo.Nella favola questa forza è rappresentata da una donna giovane che, scoperta la natura del mostro impara a spiarlo e gioca d'astuzia, alfine vincendo.
SCARPETTE ROSSE, ovvero la dipendenza, l'ossessione e l'autoconservazione.Malgrado le apparenze é una favola agghiacciante. Una bimba era tanto attratta da un paio di scarpette rosse che le indossava anche contravvenendo agli ordini. Le scarpe furono oggetto di un anatema per cui ogni volta che la bimba le indossava non poteva fare a meno di ballare. Le furono tolte ma lei le occhieggiva sempre con desiderio sicché indossatele ricominciò a ballare senza potersi fermare. Uno spirito disse "ballerai fino a diventare un fantasma, finché non resteranno, di te, che visceri danzanti" La bambina, allora, si recò dal boia e poiché malgrado questi non fosse riuscito a toglierle le scarpe pur avendone reciso le fibbie, lo pregò di tagliarle i piedi per liberarla dall'incantesimo.E' evidente il riferimento a quelle forme patologiche di dipendenza (come la tossico-dipendenza) in cui la donna è attratta suo malgrado da quelle scarpette così invitanti e così malefiche sinché queste diventano un tutt'uno col suo corpo.L'istinto di conservazione deve portare alla consapevolezza di questa dipendenza, alla volontà di uscirne anche se il percorso è difficile e tormentato accettando anche una dolorosa mutilazione piuttosto che la morte.
LA DONNA SCHELETRO: ovvero la natura Vita/Morte/Vita dell'amore.Quando un pescatore tira su la rete vi trova impigliato uno scheletro. L'uomo si spaventa e fugge ma essendo impigliato a sua volta nella rete, quelle ossa bianche pare vogliano inseguirlo.Giunto a casa si calma e prova pietà per la donna scheletro: la ricompone e la distende sul letto coprendola con una coperta e sdraiandosi accanto a lei. Durante la notte, nel sonno, all'uomo sfugge una lacrima a cui la donna scheletro si disseta. Quindi, prende il cuore dell'uomo addormentato e battendolo come un tamburo canta "carne, carne, carne". Lo scheletro, allora, si ricopre di carne e diventa una fanciulla meravigliosa.Anche qui è evidente l'allegoria: il corteggiamento tra uomo e donna fatto di paure, fughe, riconciliazioni. Ed infine il trionfo dell'amore che premia il pescatore trasformando in un tesoro l'oggetto delle iniziali paure.
IL BRUTTO ANATROCCOLO: ovvero, la ricerca del branco.Quanti di noi si son trovati a disagio perché inseriti in un contesto innaturale, che non è nostro?Quanti di noi hanno pensato di non avere capacità semplicemente perché nel gruppo sbagliato?
LA PICCOLA FIAMMIFERAIA: un esempio da non seguire.La piccola bambina, poverissima, accende gli ultimi fiammiferi che ha per poter restare a guardare dalla finestra l'opulenza dei ricchi morendo, infine, assiderata.Il messaggio è chiaro:"quando sono fuori al freddo, le donne tendono a vivere di fantasia più che di azione" Quando la piccola fiammiferaia accende gli ultimi fiammiferi, usa le sue ultime, magre risorse per fantasticare anziché agire. La vittoria dell'effimero sul vitale.Se la creatività, la fantasia, le capacità di una donna non sono apprezzate, bisogna andar via, altrimenti si vestono gli stracci della piccola fiammiferaia e si va incontro alla morte psichica.
Questa e tantissime altre fiabe per andare alla ricerca dell'archetipo femminile, per riscoprire le nostre risorse, ovvero la DONNA SELVAGGIA, due parole che, secondo l'autrice significano "llamar o tocar a la puerta", bussare lieve alla porta della psiche femminile più profonda.
Basta schiudere quella porta per far emergere la donna selvaggia .Perché :"Ovunque e sempre, l'ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe"

Onirico

20% luce, 60% calore, una sorpresa, orco, pavia, movimenti calmi e possenti, serenità allegra. Io che delego, primo contatto come sensazione che riemerge dal passato, piacevolissima madeleine. Un barlume di lucia in lontananza, ma dopo. Comfortably numb, mentre la vita scorre fuori al di là dalle mura, come per i tartari.

giovedì 23 luglio 2009

La casa di Anne

Chi l'avrebbe mai detto che ci sarei entrata ? La casa di Anne è bella (più bella di quella dei Sig. N ? più ordinata di sicuro) fresca, viva, serena, particolare nella forma ma ben sfruttata. Non più bella di quella di M., ma più comoda negli interni forse. Le case sono tutte diverse e tutte belle, come i gatti, non si possono occupare tutte nello stesso momento --> accettazione della frammentarietà. Pian piano Anne dà la sua impronta agli esterni, con la lonicera.

Terme con M: che noia !
Parigi con M: che noia !
Chiacchierate con M: che soddisfazione !
Maglione di S: che emozione !

Esempio di vita: (google, karl larsson, pag3)
http://images.google.it/imgres?imgurl=http://imagecache2.allposters.com/images/HAD/4005.jpg&imgrefurl=http://littlejennywren.blogspot.com/2008_01_01_archive.html&usg=__DVqSlPM0o63NPnyOzbeNN1yX9vg=&h=283&w=400&sz=36&hl=it&start=59&sig2=i7mHDVGHmyH-1_F-gcpdEw&um=1&tbnid=BsvmWjZ38yQkwM:&tbnh=88&tbnw=124&prev=/images%3Fq%3Dkarl%2Blarsson%26ndsp%3D20%26hl%3Dit%26sa%3DN%26start%3D40%26um%3D1&ei=LndoSpTmDov0mQP9kM2_CQ

scrivania: http://images.google.it/imgres?imgurl=http://www.swedishcountry.com/pics-other/Mvc-001s%2520carl%2520larsson.jpg&imgrefurl=http://www.swedishcountry.com/carl_larsson.htm&usg=__nlmGUiHWNlkCFiVtI3Y4Jn3P-Js=&h=480&w=640&sz=40&hl=it&start=142&sig2=HGA3p3y6wFR25Vx9-i1h1w&um=1&tbnid=VZYF6JA7DIXNwM:&tbnh=103&tbnw=137&prev=/images%3Fq%3Dkarl%2Blarsson%26ndsp%3D20%26hl%3Dit%26sa%3DN%26start%3D140%26um%3D1&ei=8XloSsDgA4vwmwP6k-XZCQ

foto di casa larsson: http://images.google.it/imgres?imgurl=https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhwXeHtQEKmSLjxlmteUFLuKiFcUEGIaR81OvhbbmJxFLivnDpe81ExhKYLss5zksA_XcfTy61KxdmSrBsibqH6tcMxAqkItRaGbzd5zkDdqxHz3zEysr7bEAGUA0BPwc1AiGwcj2yitgNR/s1600/sundborn2.JPG&imgrefurl=http://www.adventuresindailyliving.blogspot.com/2007/12/carl-larsson.html&usg=__XXkX1OnNh-Y_O7X12KWfAwWeEQ4=&h=448&w=336&sz=25&hl=it&start=158&sig2=jZWVoe7qVaHffkPnXDsUUA&um=1&tbnid=z8qJB5-lod15tM:&tbnh=127&tbnw=95&prev=/images%3Fq%3Dkarl%2Blarsson%26ndsp%3D20%26hl%3Dit%26sa%3DN%26start%3D140%26um%3D1&ei=8XloSsDgA4vwmwP6k-XZCQ
  • Susanna: il suo ragazzo era un cabarettista, lei impregnata di questa atmosfera, era unico ? M. é diverso. E non farà mai le feste di Marco.
  • Alto Adige: nome evocativo, il mio passato.
  • Pavullo nel Frignano: torre, museo, gufo, suoni del bosco. Dov'e' quel CD ? Esisteva gioia maggiore ? M. me l'ha mai data ?
  • Il vino, serve aggiungere altro ? Scorrendo la lista le nuvole passano.

mercoledì 22 luglio 2009

Alba

Ho scelto lo sfondo nero perche' richiede meno energia luminosa di quello bianco e dona la sensazione di serenita' e pace che immagino nello spazio profondo, lontano e silenzioso.